QUANDO LA GUARDIA GIURATA DIVENTA IL PRIMO ARGINE ALLA VIOLENZA, CHI
PENSA ALLA SUA SICUREZZA?
Ospedali, pronto soccorso, trasporti pubblici e luoghi ad alta frequentazione : non possiamo
continuare a chiedere responsabilità senza garantire adeguate tutele.
L’ennesimo episodio di violenza verificatosi presso l’ospedale Martini di Torino, dove una Guardia
Particolare Giurata è stata colpita ripetutamente alla testa con uno zaino e un’infermiera è stata
successivamente presa a calci da un soggetto che poco prima aveva urinato nei corridoi davanti a
pazienti e personale sanitario, riporta drammaticamente al centro una questione che noi del SINALV
CISAL riteniamo non più rinviabile.
Non si tratta soltanto di un fatto di cronaca.
È il sintomo di una problematica che riguarda il modello di impiego delle Guardie Particolari
Giurate in numerosi servizi caratterizzati da un elevato rischio di aggressione.
Ospedali, pronto soccorso, servizi sanitari, SerD e SreT, trasporti pubblici, discoteche e luoghi di
aggregazione, sono contesti nei quali le guardie giurate possono trovarsi quotidianamente a gestire
“persone/individui” in stato di alterazione psicofisica, sotto l’effetto di alcol o sostanze stupefacenti,
in condizioni di forte agitazione o coinvolte in situazioni di conflittualità.
In questi ambienti la Guardia Giurata non è semplicemente chiamata a vigilare su un bene o a
controllare un accesso. Spesso diventa il primo presidio di sicurezza chiamato a intervenire quando
una situazione degenera, a proteggere gli utenti, a impedire accessi non autorizzati, a contenere una
situazione di tensione e, talvolta, a esporsi fisicamente per difendere altre persone.
Eppure, proprio qui emerge una contraddizione che non possiamo più ignorare.
IL PARADOSSO : SI CHIEDE SICUREZZA, MA NON SEMPRE SI GARANTISCONO GLI
STRUMENTI PER PRESTARLA
Le Guardie Particolari Giurate non sono Forze di polizia e non dispongono dei poteri propri degli
organi di polizia giudiziaria.
Il loro ruolo e le loro attribuzioni sono delimitati dalla normativa.
Non possono essere trasformate, attraverso semplici disposizioni di servizio, in operatori di polizia
chiamati a gestire qualsiasi situazione di ordine pubblico.
Allo stesso tempo, però, vengono impiegate in contesti nei quali il rischio di aggressione fisica è
concreto e documentato.
E allora la domanda è inevitabile : quali strumenti vengono messi a disposizione di questi lavoratori
quando una persona passa dalle minacce all’aggressione?
Oltre al danno la beffa : oggi l’unico strumento di difesa dato alla GPG è il permesso di portare la
propria arma in servizio (pistola) ma questa soluzione spesso non è funzionale, anzi, in caso di
Segreteria Provinciale Milano
aggressioni è controproducente considerando che oltre a difendere se stesso la Guardia Giurata non
deve farsi sottrarre l’arma.
È ovvio e palese a tutti che in caso di aggressioni l’uso della pistola sarebbe una risposta sbagliata e
sproporzionata rispetto alla natura di moltissime situazioni che si verificano quotidianamente in
ospedali, pronto soccorso e luoghi pubblici.
La pistola è uno strumento di difesa estrema, soggetto a regole rigorose inerenti la legittima difesa.
Non può diventare la risposta ordinaria a un’aggressione fisica, a una colluttazione o a una persona
in stato di alterazione.
Ma proprio per questo occorre aprire una riflessione seria sulle dotazioni alternative di protezione e
difesa.
SERVONO STRUMENTI ADEGUATI, FORMAZIONE E REGOLE CERTE
SINALV CISAL ritiene necessario avviare un confronto istituzionale per valutare l’introduzione di
una disciplina specifica per le Guardie Particolari Giurate impiegate nei servizi ad elevato rischio di
aggressione.
Tra le questioni da affrontare:
– Dotazioni di protezione: valutare l’introduzione, nei servizi che lo richiedano, di strumenti di
autodifesa a minore potenzialità lesiva, come spray al peperoncino conforme alla normativa
e altri dispositivi eventualmente autorizzabili.
– Valutazione dello sfollagente : utile soprattutto per tenere la distanza; aprire un
approfondimento giuridico e tecnico sulla possibilità di prevedere strumenti di contenimento
non letali, con specifiche autorizzazioni, formazione e rigorose regole di utilizzo.
– Formazione specifica sulla gestione del rischio consapevole : preparare le guardie giurate
alla gestione delle persone aggressive, delle situazioni di crisi, delle tecniche di de-escalation
e degli interventi in sicurezza.
– Protocolli operativi : definire procedure chiare per l’intervento, la richiesta di supporto e il
coordinamento tempestivo con le Forze dell’ordine.
– Organizzazione dei servizi : garantire un numero adeguato di operatori rispetto ai servizi
affidati, sistemi di comunicazione efficienti, dispositivi di allarme e misure di protezione
coerenti con il rischio effettivo.
– Tutela della salute e sicurezza : verificare che la valutazione dei rischi aziendali tenga
realmente conto delle aggressioni prevedibili nei singoli contesti lavorativi.
NON È UNA QUESTIONE DI MAGGIORE POTERE, MA DI MAGGIORE
PROTEZIONE
La Guardia Particolare Giurata non deve sostituirsi alle Forze dell’ordine, né deve essere
investita di poteri che la legge non le riconosce.
Ma non può neppure essere lasciata sola davanti a situazioni che richiedono capacità di
intervento e strumenti che oggi non sempre sono adeguatamente previsti o disponibili.
Non è accettabile che la sicurezza degli utenti, dei pazienti e degli operatori sanitari venga
affidata anche alla presenza delle guardie giurate senza affrontare seriamente la sicurezza
delle guardie stesse.
La prevenzione non può limitarsi a un corso generico o a una disposizione scritta su un
ordine di servizio. Deve tradursi in organizzazione, dotazioni, formazione e responsabilità
precise.
SINALV CISAL ritiene che sia arrivato il momento di aggiornare il modello di impiego
della vigilanza privata nei servizi ad alto rischio, riconoscendo le specificità di queste
attività e garantendo alle guardie giurate strumenti di protezione adeguati, legittimi e
proporzionati.
Perché chi è chiamato ogni giorno a proteggere gli altri ha diritto di tornare a casa sano e
salvo.
CHI TUTELA CHI È CHIAMATO A TUTELARE GLI ALTRI ?
La sicurezza non può essere un dovere a senso unico !!